È quello che sposta le cose, mai un ornamento
Una posa esiste perché il sistema si sta prendendo una responsabilità: proporre, eseguire, ricalcolare, rassicurare. Se una schermata non sa dire quale posa le serve, Kai su quella schermata non ci va.
Tengo io quello che non ti sta in testa. Ti dico una cosa sola per volta, e quando la giornata cambia rifaccio il piano senza dirtelo due volte.
Passa sopra una posa per sapere a cosa serve. Non è una galleria: è la ragione per cui non se ne possono aggiungere a caso.
Ti sta ascoltando. Va con una domanda aperta, mai con un annuncio.
Una posa esiste perché il sistema si sta prendendo una responsabilità: proporre, eseguire, ricalcolare, rassicurare. Se una schermata non sa dire quale posa le serve, Kai su quella schermata non ci va.
Le prime pose dicevano cosa stava facendo il sistema, e nessuna diceva cosa era appena successo alla persona. Una mascotte che non reagisce mai è un logo con le gambe: da lì quelle che ascoltano, chiedono e festeggiano.
Niente Kai che piange, niente streak spezzata, niente faccia delusa. Una posa triste esiste anche negli export, e resta fuori: su un prodotto per l’ADHD la colpa non è una leva, è il motivo per cui l’app viene disinstallata.
Kai è un render animato, in due codifiche perché un video trasparente non ne ha una sola che basti. La silhouette piatta che deve reggere a 16 pixel è il *marchio*, che è un altro oggetto: confondere i due è il motivo per cui tante app con mascotte finiscono con un’icona che sembra di un’altra categoria.