Viaggi
voli e hotelKai guarda gli impegni, ti dice quali giorni reggono il viaggio e trova voli e hotel che ci stanno dentro.
Akai tiene la tua giornata e te ne dà un pezzo alla volta. Dentro c’è Kai, che la conosce: la rifà quando salta, prenota quello che si può prenotare, e quello che richiede due mani lo passa a una persona vera.



Il problema non è che non sai cosa fare.
È che lo sai tutto insieme. Una lista di trentadue voci non è un piano: è la stessa ansia, ordinata meglio. E ogni app che hai provato ti ha chiesto di essere, per funzionare, la persona che saresti se non ti servisse.
Akai parte dal presupposto opposto: le giornate saltano, le cose si dimenticano, e non è colpa tua. Il lavoro di tenerle insieme lo fa Kai.
È l’app vera, registrata su un iPhone. Cambia mentre scorri.
Adesso ti mette davanti una cosa sola, con il tempo che le serve e quello che viene dopo. Inizia, «non ce la faccio», o «un’altra»: tre risposte, nessuna sbagliata.
Journey è la giornata intera, ora per ora, con i buchi scritti: «2h liberi, niente in programma». Tocchi il più e il buco diventa una cosa. Oppure resta un buco, ed è un piano anche quello.
Kai legge calendario e cose aperte e ti risponde come una persona che conosce la tua settimana. Chiedigli cosa c’è domani, fagli scrivere una mail, o digli che hai dormito male.
Quando hai fatto, Kai te lo dice: «Per oggi hai finito». Nessuna riga rossa, nessuna streak da perdere, nessun riepilogo di quanto sei rimasto indietro. Domani si riparte da una.


Le ore in riunione, quelle per le cose tue, quelle rimaste libere, e il giorno più pieno del mese. Non ci sono obiettivi da raggiungere né grafici rossi. Serve a te per vederlo, e a Kai per sapere dove mettere il resto.


Scegli una frase e guarda cosa fa Kai. Accanto a ogni esempio c’è scritto se lo fa già oggi o se sta arrivando.
Ho dormito male stanotte, cosa mi conviene fare oggi?
Le due call restano: sono fisse. Il commercialista l’ho spostato a domani, e alle 16 ti ho lasciato un’ora vuota.

Kai prova sempre il gradino più leggero. Sale solo se serve, e prima di spendere un euro ti chiede sì.
Legge calendario e cose aperte, e te ne mette davanti una. Il resto resta tenuto.
Scrive la mail, confronta le opzioni, mette in fila i passi. Tu rileggi e dici sì.
Voli, hotel, il parrucchiere sotto casa, un evento con gli amici. Nulla si paga senza il tuo sì.
Un pacco da ritirare, una coda da fare, la macchina da lavare. Kai scrive l’incarico e lo passa a un assistente vero.
Viaggi, negozi sotto casa, eventi, il tuo corpo, le persone. Ogni ponte ha scritto se c’è oggi o se sta arrivando.
Kai guarda gli impegni, ti dice quali giorni reggono il viaggio e trova voli e hotel che ci stanno dentro.
Parrucchiere, estetista, fisioterapista: prenota nell’agenda vera del negozio, nel buco libero della tua giornata.
smallbusiness.akaion.comUn aperitivo, una cena, un workshop: Kai crea l’evento con la pagina e il link per iscriversi.
aionvibes.comGarmin, Apple Salute e gli altri: se hai dormito poco, il piano lo sa prima che tu lo dica.
Assistenti e concierge verificati per quello che un agente non può fare: servono due mani.
ciaograziemille.comAkai è disegnato partendo dall’ADHD, perché è lì che i pianificatori si rompono per primi. Ma il problema non chiede il certificato a nessuno.
Sai tutto quello che devi fare, tutto insieme.
Te ne dà una. Il resto lo tiene lui, e non te lo rinfaccia.
La giornata è un tetris che qualcun altro ha riempito.
Trova i buchi veri e ti dice quali cose ci stanno dentro.
Due calendari, una testa, zero margine.
Mette insieme le due vite e passa a qualcuno quello che non serve fare a te.
Ogni trasferta sono tre app e mezz’ora di incastri.
Sceglie i giorni che reggono, trova volo e hotel, li mette in agenda.
Il piano di allenamento non sa che hai dormito quattro ore.
Alleggerisce la giornata quando il corpo lo chiede. Con i dati del sonno, in arrivo.
Gli esami sono lontani finché non sono domani.
Spezza il programma in cose da un’ora e le infila dove c’è spazio.
Sei lezioni brevi, una schermata alla volta. Non per usarlo «bene»: per sapere cosa chiedergli, e fin dove può arrivare al posto tuo.
Trentasette oggetti disegnati a mano, piatti, due tinte, mai ricolorati. Una lista con le facce si scorre; una lista di testo si decodifica.
Non c’è una prova che scade lasciandoti a metà giornata. Se Akai ti serve tutti i giorni, il resto costa meno di un caffè a settimana.
Tutto quello che serve per non perdere più niente.
Kai che rifà il piano da solo e legge le tue fonti.
Fino a cinque persone, con le cose di casa condivise.
Non serve mettere in ordine niente prima di iniziare. Butta dentro la prima cosa che hai in testa: al resto ci pensiamo dopo.