Una cosa sola
per volta.
Butta dentro tutto quello che ti arriva — messaggi, mail, pensieri delle due di notte. Akai te ne restituisce uno, con scritto da dove viene e perché è quello. Quando la giornata salta, il piano si rifà da solo.



Il problema non è che non sai cosa fare.
È che lo sai tutto insieme. Una lista di trentadue voci non è un piano: è la stessa ansia, ordinata meglio. E ogni app che hai provato ti ha chiesto di essere, per funzionare, la persona che saresti se non ti servisse.
Akai parte dal presupposto opposto: le giornate saltano, le cose si dimenticano, e non è colpa tua. Il lavoro di tenerle insieme lo fa Kai.
Tre gesti, e nessuno è «organizzati meglio».
Le schermate qui sotto sono l’app vera, non un disegno: cambiano mentre scorri.
Butta dentro
Scrivi come viene, anche a pezzi. Detta mentre cammini, inoltra una mail, incolla un messaggio. Non c’è una lista da scegliere, una data da mettere o un progetto da creare: è quel passaggio che ti fa chiudere le altre app.
Ricevi una cosa
Kai guarda il calendario, quanto è vecchia ogni cosa e quanta giornata ti resta, e te ne mette davanti una. Sotto c’è scritto da dove viene e perché è quella. Le altre restano tenute, non sparite.
La fai, e basta
Un anello, il tempo che scorre, i passi già spuntati. Se salta, salta: il piano si rifà da solo e non ti resta addosso nessuna riga rossa. Nessuna streak da perdere, nessun riepilogo di quanto sei rimasto indietro.



La cosa non si apre. Vola.
Tocca una riga: l’oggetto lascia la lista ed entra nell’anello. È lo stesso oggetto, non due schermate che si dissolvono — ed è il motivo per cui ogni cosa in Akai ha un’icona sua.
Tocca una riga: la cosa vola dentro l’anello.
Ti dico una cosa sola per volta. Il primo passo lo faccio io.
Ogni riga della tua giornata ha una faccia.
Trentasette oggetti disegnati a mano, piatti, due tinte, mai ricolorati. Una lista con le facce si scorre; una lista di testo si decodifica.
Non c’è la faccia triste.
Kai ha una posa per ogni cosa che fa, e nessuna di quelle è delusa. Niente pianto, niente streak spezzata, niente sopracciglia all’ingiù. Su un prodotto pensato per l’ADHD una mascotte che ti rimprovera non è una leva di crescita: è il motivo per cui l’app viene disinstallata.
La posa che conta più di tutte è quella del rientro dopo giorni via. Non dice niente.
Guarda tutte le poseIn prima persona, una frase alla volta, mai in colpa.
La voce è parte del sistema quanto il colore. Queste sono frasi vere dell’app, non slogan.
“Ti dico una cosa sola per volta. Il primo passo lo faccio io.”
“È cambiato qualcosa, ho rifatto il piano. Non hai perso niente.”
“Sei stato via. Ho tenuto tutto io, ripartiamo da una cosa.”
Il piano base è gratis e resta gratis.
Non c’è una prova che scade lasciandoti a metà giornata. Se Akai ti serve tutti i giorni, il resto costa meno di un caffè a settimana.
Tutto quello che serve per non perdere più niente.
- Cattura illimitata: testo, voce, mail inoltrate
- La giornata, una cosa per volta
- Le trentasette icone e il tema chiaro e scuro
- Un calendario collegato
Kai che rifà il piano da solo e legge le tue fonti.
- Tutto il piano Base
- Ripianificazione automatica quando la giornata salta
- Mail, WhatsApp e Telegram che diventano cose da fare
- Calendari illimitati e blocchi di concentrazione
- Kai in voce, per buttare dentro mentre cammini
Fino a cinque persone, con le cose di casa condivise.
- Tutto il piano Akai, per cinque
- Le cose di casa viste da tutti
- Chi fa cosa, senza chiederlo a voce
- Un solo pagamento
Quello che di solito ci chiedono.
Serve una diagnosi per usarlo?
Devo mettere tutto in ordine prima di iniziare?
Cosa succede se sparisco per due settimane?
Legge davvero le mie mail e i miei messaggi?
C’è su iPhone e Android?
Che differenza c’è con una to-do list?
Domani ne facciamo una.
Non serve mettere in ordine niente prima di iniziare. Butta dentro la prima cosa che hai in testa: al resto ci pensiamo dopo.
Inizia gratis